Signoraggio Bancario: che fare?
L'Italia è sempre più povera a causa di un debito pubblico in continuo aumento che comporta un'elevata pressione fiscale. Il debito pubblico è un'invenzione costruita da politici e banchieri al fine di arricchire gli azionisti privati della Banca Centrale italiana e europea. In passato, le banche che emettevano denaro lo garantivano con la copertura aurea, si impegnavano a convertire le banconote in oro e sostenevano un costo di emissione. Oggi, le monete non sono coperte da riserve di oro, non sono convertibili e il loro costo di emissione è praticamente zero, ma il guadagno di chi le emette, ossia il signoraggio, è del 100% del valore nominale (da Della Ricchezza).
Il 15 marzo 2008 a Milano (ex sede della libreria FDF, viale Argonne 35) si svolge la conferenza Signoraggio Bancario: che fare? proposte attuative ed esempi di alternative.
Questo il programma.
Il lato luminoso della moneta, verso una soluzione armonica
relatore: Marco Della Luna - avvocato
autore di vari libri tra cui Euroschiavi
Il ruolo delle istituzioni Nazionali: il fondo Sovrano
relatore Antonino Galloni - economista
La Moneta Complementare, cos'è e come funziona il progetto che sta partendo oggi in Italia
relatore: Pierluigi Paoletti - analista finanziario
fondatore di Centrofondi
Per informazioni: 348.7224236 www.sviluppocultura.net
Istat, una famiglia su sette non arriva a fine mese

ROMA - E' la fotografia di un disagio. Che se non cresce, resta però a livelli preoccupanti. Sono tempi duri per le famiglie italiane. I dati dell'Istat lo dicono senza possibilità di dubbio: il 50% dei nuclei vive con meno di 1.900 euro al mese: esattamente con meno di 1.872 euro, 22.460 euro l'anno. Il 14,6% dichiara di arrivare con molta difficoltà alla fine del mese. Il 28,4 per cento di non essere in grado di far fronte ad una spesa imprevista di 600 euro. In pratica, dice l'indagine sui redditi e sulle condizioni di vita in Italia (2005-2006), una famiglia su tre è in difficoltà.
Da una parte i dati mostrano come la situazione sia da una parte stazionaria rispetto alla stessa indagine sui redditi realizzata l'anno precedente. Dall'altra, però, spiccano alcune differenze. Anzitutto diminuiscono le famiglie che hanno avuto difficoltà a comprare il cibo necessario almeno una volta, per le spese mediche e per l'acquisto di abiti necessari. Poi risultano più numerose le famiglie con cinque o più componenti, a disagio perchè non riescono a pagare le bollette e sono più vulnerabili di fronte agli imprevisti.
Reddito medio. Stando ai dati il reddito medio è leggermente più alto: 2.311 euro al mese, anche se la maggioranza delle famiglie risulta avere un reddito inferiore a questa media. I redditi più bassi risultano essere quelli dei nuclei composti da anziani e di coloro che lavorano al sud. Per quanto riguarda invece le famiglie numerose, le condizioni risultano addirittura peggiorate dal 2005 al 2006: in particolare per le famiglie con tre o più minori il 23,8% nel 2006, rispetto al 20,8% nel 2005, ha dichiarato di arrivare con molta difficoltà a fine mese. Il 38% di questi nuclei non può affrontare spese inattese (contro il 31,6% nel 2005). "Si tratta di una distribuzione dei redditi fortemente asimmetrica" rileva l'Istat aggiungendo che c'è "un livello di diseguaglianza di entità non trascurabile". In Europa l'Italia è tra le posizioni peggiori, esclusi i nuovi Stati membri, insieme a Grecia e Portogallo.
Incognita sommerso. Gli esperti Istat hanno spiegato che il reddito mediano non è equiparabile al reddito disponibile, anche perché esclude la stima dell'economia sommersa. Incrociando le risposte ottenute dal campione con i dati dell'Agenzia delle entrate è emerso che in molti casi è stato comunicato all'Istat un reddito maggiore di quanto dichiarato al fisco.
Sud in difficoltà. I risultati confermano l'esistenza di un profondo divario territoriale. La diseguaglianza tra i redditi delle famiglie aumenta proprio nelle aree del Paese dove si registra una minore disponibilità di reddito: al primo posto si trova la Calabria, seguita da Sicilia e Campania. Nel 2006 è cresciuta, tuttavia, la percentuale di famiglie residenti al Nord che hanno dichiarato di arrivare con difficoltà alla fine del mese (10,7 per cento contro il 9,9 per cento del 2005) e di essere in arretrato con il pagamento delle utenze (5,9 per cento contro il 5,3 per cento del 2005). Livelli di diseguaglianza molto meno marcati si osservano invece a Trento, in Valle d'Aosta e in Friuli Venezia Giulia.
L'allarme di Veltroni. In una giornata politicamente convulsa, braccato dai cronisti, il leader del Pd Walter Veltroni ha commentato: "La notizia che mi ha più preoccupato oggi è il fatto che il 50 per cento delle famiglie italiane vive con meno di 1.900 euro al mese. L'Istat lo ha detto molto chiaramente. Penso sia la prima cosa sulla quale la politica deve riflettere e intervenire. I dati sul Mezzogiorno sono particolarmente gravi: e penso che nella giornata di oggi questa sia la cosa che dovrebbe bussare con maggiore forze alle porte della politica".
Ripreso da La Repubblica
Anno nuovo: i sogni son desideri...
Un altro anno sta per finire. Tempo di bilanci e di buoni propositi per l'anno che verrà.
Il mio augurio è che ognuno possa realizzare i propri desideri e cambiare quello che non va nella propria vita. Con gratitudine e fiducia.
Ad ognuno, il suo desiderio. Secondo uno studio di marketing promosso da gelati Motta, per il 2008 il 28,8% degli italiani si accontenterebbe di un viaggio. E anche in questo caso non si parla del giro del mondo, ma di una breve vacanza, magari in qualche localita’ esotica (32,9%), ma molto piu’ semplicemente, come risponde il 19%, c’e’ desidera una crociera o un viaggio tra le capitali europee (17,3%). Per i piu’ avventurosi va per la maggiore un safari, naturalmente fotografico (15%), ma c’e’ anche chi desidera cose ancora piu’ semplici, come un soggiorno relax presso una beauty farm (13%).
Medaglia di bronzo per i desideri piu’ gettonati per il 2008, per un’auto nuova o un nuovo mezzo di locomozione (9,2%), desiderio espresso soprattutto al Nord, con il 10% e da giovani tra i 14 e i 24 anni, con il 35,5%. Se il 49,6% ammette di sognare un’auto sportiva, ben il 27,9%, si accontenterebbe di una macchina piccola o addirittura di un’utilitaria (15,2%), ma sono moltissimi, e non solo tra i giovani, che non vogliono spingersi troppo in la’ nel desiderio, e si accontenterebbe di una moto o un motorino (36,8%).
E tra la miriade di cose che gli italiani vorrebbero che il 2008 portasse nella loro vita, il 2,1% vorrebbe un animale (il 62,2% di questi sogna un semplicissimo cane o un gatto come dice il 27,2%). Non mancano gli affezionati dell’hi tech, tanto che il 2,1% vorrebbe un oggetto tecnologico per la propria casa: oltre la meta’ di loro vorrebbe un computer molto potente e possibilmente di grande design (56,2%), un impianto hi fi (11,3%) o un sistema di home theatre (5,3%).
All’alba del 2008 gli Italiani non vogliono rivoluzioni nella loro vita ma solo migliorare il proprio tenore di vita. Ma c’e’ anche chi sogna piu’ tempo per se.
Ma quali esigenze dovrebbe soddisfare l’avverarsi del sogno che accompagnera’ l’inizio del nuovo anno? Secondo gli italiani intervistati, al primo posto c’e’ la voglia di ottenere una maggiore sicurezza economica per se e la propria famiglia (39,1%). Un concetto rafforzato da chi dice di migliorare il proprio tenore di vita senza rivoluzionarla (31,5%), insomma non si sognano piu’ vincite milionarie al superenalotto, in grado di far dire “mollo tutto e cambio vita”, ma semplici migliorie, che consentano di affrontare il quotidiano in modo piu’ sereno e senza l’ansia di non sapere come arrivare a fine mese.
Sulla Stampa un interessante articolo che analizza i risultati di una ricerca analoga svolta in occasione della notte di San Lorenzo 2007.
La (Non) Ricchezza
Un articolo ripreso da Undicom.
Tonnellate e tonnellate di pubblicità. Dappertutto. In tv, alla radio, sui giornali, sui muri... Siamo letteralmente tempestati. Non c’è ormai più posto, dove possiamo nasconderci senza che ci arrivi un minimo “input” pubblicitario. E compra questo, e compra quello, tutti a volerci convincere che il loro prodotto sia qualcosa di favoloso e irrinunciabile...
Oggi addirittura ci propongono il comprare come un’esperienza da vivere... La “shopping experience” la chiamano. L’ebbrezza di spendere i propri soldi. Perché più spendete, più allora sarete importanti, visto che: “più hai, più sei...” Il Nuovo Comandamento.
Sono sorpassati ormai i tempi in cui Lao Tze proclamava con sapienza:
“...Conoscere gli altri è saggezza
Conoscere se stessi è illuminazione
Dominare gli altri è forza
Dominare se stessi è superiorità
Ricco è colui che basta a se stesso...”
Ebbene, il più antico e importante comandamento dell’uomo. Il più ignorato!
Ricco è oggi colui che possiede più beni materiali, travisando completamente il significato originario del termine che denotava una ricchezza puramente interiore. Ricco è oggi chi NON si accontenta di quello che gli basterebbe per vivere, e per soddisfare (e nutrire) le sue brame e le sue smanie di possesso, sfrutta gli altri e li defrauda dei loro beni, che erano stati inizialmente (e saggiamente) messi a disposizione in egual misura per tutti. In questo modo però egli commette due gravi errori: primo, non si avvede che il termine "mettere a disposizione" ha un significato prettamente utilitaristico, e così facendo, priva gli altri di poter avere gli stessi vantaggi da un dato bene. Secondo, im-possessandosene, priva il bene stesso della sua efficacia verso gli altri.
In entrambi i casi, il possesso è mancanza d'amore.
Risulta evidente che il significato attribuito oggi alla parola “ricco” diventa pericolosamente sinonimo di “ladro”. Perché è logico che se io possiedo più di quello che mi serve, devo per forza averlo tolto all'utilità di qualcun altro (se non di tutti), essendo troppe le persone bisognose al mondo.
Non dimentichiamoci infatti che dietro ogni impero finanziario si nascondono sempre centinaia, migliaia di persone costrette nella miseria più nera, sfruttate, umiliate e calpestate, e che quello che possiede il magnate in questione, altro non è che la somma degli averi di tutte le persone a cui lui li ha portati via...
Non a caso infatti le fabbriche dei più grandi colossi occidentali sorgono nei paesi più poveri come la Thailandia. Non è infatti più facile rubare a chi vive nell’ignoranza? Non è forse più facile truffare le persone che vivono in paesi dove il grado di civiltà è ancora poco sviluppato e dove non esistono istituzioni che proteggano i diritti umani? In Thailandia le persone svuotano i cimiteri delle salme dei loro morti e dormono nelle tombe al loro posto, perché non hanno nemmeno una casa dove vivere!
Ma la Nike si preoccupa di questo? No, continua a far spuntare fabbriche come funghi, dove un operaio che gli costa mezzo euro al giorno gli produce 20 paia di scarpe al giorno del valore di 150 euro l’una...
Il concetto di Lao Tze risulta quindi evidente. I finti “ricchi” che conosciamo noi, non bastano a loro stessi. Non solo, ma hanno bisogno proprio dei più poveri, di quelli che chiamano “sfortunati”...
Umiliante vero? Persone “importanti” e “potenti” che hanno bisogno della “feccia” e dei "disgraziati" per avere una ragione per ESISTERE...
Il Ricco esiste solo grazie al povero...
È ricchezza questa?
La ricchezza delle famiglie italiane
Riprendo la notizia di un convegno organizzato dalla Banca d'Italia che si è svolto in ottobre a Perugia.
La ricchezza è un importante indicatore del benessere materiale delle famiglie: conoscerne l'ammontare, misurarne gli incrementi nel corso del tempo, valutarne la distribuzione è utile per comprendere la società e la sua evoluzione.
Per una banca centrale, la disponibilità di dati sulla ricchezza consente di approfondire le interazioni tra il comportamento delle famiglie, i mercati finanziari e le principali variabili macroeconomiche, fornendo sostegno alle analisi condotte per lo svolgimento delle varie funzioni istituzionali.
In Italia non sono oggi disponibili stime macroeconomiche sistematiche sulla ricchezza complessiva delle famiglie. La Banca d'Italia, che sul tema dell'analisi dei comportamenti economici delle famiglie ha una lunga tradizione e che già cura la pubblicazione delle componenti finanziarie attive e passive della ricchezza, ha predisposto un progetto di ricerca su questo argomento.
Il convegno si proponeva in primo luogo di sottoporre al vaglio critico degli esperti del settore i metodi impiegati nella produzione delle stime della ricchezza che sono state presentate. Sono inoltre stati illustrati e discussi lavori scientifici sulla ricchezza, che ne hanno analizzato i vari aspetti: dimensione, evoluzione, composizione, distribuzione, origini.
Il dibattito che ha avuto luogo in queste giornate di studio contribuirà ad orientare la prossima produzione periodica delle nuove stime da parte della Banca.
Gli atti di questo convegno (in corso di predisposizione) saranno disponibili esclusivamente in inglese.
Qui è possibile scaricare il programma in formato .pdf
Una ricchezza senza moneta
Sul numero 33 di Aspenia dedicato al futuro dei media e all'impatto delle nuove tecnologie, e' stata pubblicata un'intervista al futurologo Alvin Toffler (nella foto con la moglie Heidi), curata da Nathan Gardels, direttore di Npq-New Perspectives Quarterly.
Eccone uno stralcio.
Clonazione, iPods, outsourcing, googlemania. Tutti cambiamenti e innovazioni che non stanno semplicemente trasformando le nostre vite: lei sostiene che stanno contribuendo a creare un "nuovo sistema di ricchezza". Quali sono le differenze tra questo nuovo sistema e l'economia cui siamo abituati?Sono di due tipi: primo, la conoscenza e' oggi il principale motore della creazione di ricchezza; secondo, la fusione radicale tra produzione e consumo scatenera' il boom dell'economia "non monetaria". L'economia tradizionale, infatti, si basa sul concetto di penuria o scarsita' dei beni. Ma la conoscenza e' sostanzialmente inesauribile. Se tu coltivi riso in una risaia, io non posso coltivarlo in quella stessa risaia nello stesso momento. Se usi una macchina utensile, io non posso usarla nello stesso momento. Ma entrambi possiamo utilizzare la stessa conoscenza contemporaneamente, senza esaurirla. Chiunque puo' utilizzare l'aritmetica senza correre il rischio di esaurirla. Anzi, piu' persone utilizzano la conoscenza in contemporanea, piu' e' probabile che creino nuova conoscenza. La conoscenza e' in assoluto il prodotto piu' facile da trasportare. Puo' essere compressa in simboli e astrazioni. Tende a diffondersi ed e' difficile da occultare e proteggere. Non e' lineare, nel senso che piccole intuizioni possono portare enormi risultati e, soprattutto, e' intangibile. I fattori intangibili sono da sempre strettamente intrecciati ai beni tangibili.
Per esempio, come sottolinea Hernando de Soto nel suo The mystery of capital, un terreno non costituisce una "proprieta'" in senso tangibile fino a quando questa non venga stabilita "intangibile" da un titolo legale o da regole sociali altrettanto "intangibili" che tutelano la proprieta' stessa. L'intangibile e' un po' come la buccia che riveste l'arancia. Oggi, le societa' come Google possono effettivamente essere paragonate proprio alla buccia dell'arancia. Non hanno un nucleo tangibile, eppure valgono miliardi! Nelle economie avanzate, i beni intangibili stanno ormai surclassando il capitalismo basato sulla proprieta' tangibile. Prendiamo lo sviluppo straordinario del "cervello esterno" - le banche dati, la connettivita', i motori di ricerca in internet, la mappatura genetica o la rete mondiale - che espande in modo esponenziale le nostre capacita' e possibilita' in quasi tutti i settori. E la conoscenza a nostra disposizione continuera' a espandersi. Tutti i ricordi che un individuo ha accumulato in settant'anni di vita possono essere memorizzati digitalmente in un chip di 6 gigabyte. E oggi un pc contiene 400 gigabyte. Allo stesso tempo, diventa sempre piu' difficile proteggere molti beni intangibili - e' sempre piu' arduo, per esempio, tutelare i diritti di proprieta' intellettuale.
Che cosa intende per economia non monetaria, e perche' secondo lei e' destinata a un boom?
Quando lavoriamo, quando compriamo e vendiamo, quando investiamo, quando utilizziamo le nostre carte di credito o di debito, stiamo operando all'interno dell'economia monetaria. Ma l'elenco delle cose che facciamo nella nostra vita non si esaurisce qui. Alleviamo i nostri figli. Ci prendiamo cura dei nostri anziani. Ripariamo un rubinetto che perde. Aiutiamo un amico a ridipingere il salotto. Cuciniamo. Facciamo le pulizie in casa. Curiamo il giardino. Ricarichiamo la batteria della macchina. Le attivita' che compiamo da soli (il do-it-yourself) possono essere definite "prosumi", in quanto siamo al tempo stesso produttori e consumatori. A volte paghiamo delle persone per fare molte di queste cose al nostro posto. In questo caso, torniamo all'economia monetaria: per gli economisti, queste attivita' creano valore e quindi contribuiscono al Pil. Se, invece, decidiamo di fare queste cose da soli, magari perche' non possiamo pagare chi lo faccia al nostro posto, il nostro lavoro non viene contabilizzato nel Pil e non aggiunge valore all'economia monetaria.
E' probabile che l'economia non monetaria generi altrettanto valore di quella monetaria, perche' esistono una miriade di attivita' non retribuite che alimentano gratuitamente l'economia monetaria. Anzi, in realta' la sovvenzionano. Pensiamo, ad esempio, al software open source Linux e all'enorme impatto che ha avuto in tutto il mondo. Questo software e' stato inizialmente prodotto da Linus Torvalds gratuitamente, quasi per hobby, e in seguito ha calamitato un gran numero di programmatori che senza alcun compenso lo hanno modificato, adattato e ampliato, stimolando altri programmatori ancora a dedicare un po' del loro tempo, sempre su base gratuita e volontaria, a produrre altri tipi di software. Quest'attivita' "prosumistica", tutta nell'ambito dell'economia non monetaria, ha trasformato il modo di produrre software nell'economia monetaria.
Il fenomeno dei "prosumi" esiste da lungo tempo. Dove sta la novita'?
La novita' risiede nel fatto che nuove tecnologie poco costose stanno spostando una serie di attivita' dall'economia monetaria a quella non monetaria. Sono sempre piu' numerose le aziende operanti nell'economia monetaria che "esternalizzano" il lavoro, chiedendo ai clienti di svolgere compiti in precedenza affidati ai loro dipendenti. Quando, ad esempio, noi usiamo il bancomat e inseriamo da soli il codice, questo e' prosumo: la conseguenza, fra l'altro, e' che le banche licenziano i cassieri. Ancora: in passato mandavamo le pellicole fotografiche alla Kodak per farle sviluppare e stampare. Oggi effettuiamo da soli queste operazioni, con le nostre mani. Ci controlliamo da soli il diabete. Produciamo da soli i nostri film digitali e i cd musicali. E questo e' solo l'inizio. Stiamo per assistere al boom del lavoro non retribuito. Presto avremo un miliardo di ultrasessantenni nel mondo che - almeno nei Paesi dell'Ocse - utilizzeranno le nuove tecnologie - dall'autodiagnosi alle analisi a casa - per fare da soli cio' che un tempo facevano i medici.
Tutto questo accrescera' il ruolo e l'importanza dei prosumatori. Acquisteremo tecnologia nell'economia monetaria e l'utilizzeremo in quella non monetaria che, a sua volta, produrra' un feedback generando nuovo valore nell'economia monetaria. Vedrete cosa succedera' quando la desktop production - ancora nella fase iniziale - trasformera' ogni casa nell'equivalente di una piccola fabbrica.
Ripreso da Il Sole 24 Ore
Qui e' possibile scaricare l'articolo integrale
Poveri in Italia: 7,6 milioni secondo la Caritas
L'articolo riportato in questo post è di qualche mese fa, ma credo che sia una lettura utile per riflettere sui temi della ricchezza e dell'abbondanza.
Il tasso di poverta' in Italia non cala ma il nostro Paese non deve rassegnarsi, deve anzi rilanciare il welfare come occasione di sviluppo specialmente nei confronti del Sud dove si sfiorano condizioni drammatiche per il 26,5% della popolazione.
E' quanto ha detto oggi (24 luglio, ndr) mons.Vittorio Nozza presentando alla Camera dei deputati alcune anticipazioni del VII Rapporto su poverta' ed esclusione elaborato con la Fondazione Zancan. Don Nozza ha disegnato una fotografia piuttosto impietosa dell'Italia sotto il profilo della poverta' ma allo stesso tempo ha messo in evidenza come proprio questa situazione di sofferenza deve spingere a nuovi impegni di giustizia non solo la comunita' cristiana, ma l'intera politica e il settore dell'aiuto volontario. Si deve metter a punto ''un'agenda di fiducia in un paese vulnerabile''. E l'Italia lo e' perche' ''non e' il posto dell'uguaglianza e nemmeno quello delle opportunita'. Piu' di altri paesi europei, essa presenta grandi differenze fra chi vive in un discreto benessere, chi tutti i giorni lotta per non oltrepassare la soglia della poverta', chi dentro la poverta' ci sta da tempo e non intravede nulla di nuovo nel futuro.
Il desiderio e l'ambizione di fare il salto sociale, di passare da una condizione all'altra, e' piu' difficile da realizzare da noi che altrove. Il paese Italia - e' la denuncia di don Nozza - appare come un paese vulnerabile, con tante, troppe fragilita': i conti pubblici, un'imbarazzante divergenza tra nord e sud che invece di diminuire aumenta, la tragica carenza di innovazione, ma anche le elevate disuguaglianze sociali ed economiche. Il reddito non e' distribuito in modo equo, si concentra ai vertici ed e' diluito alla base. Quanto a differenze sociali ed economiche peggio di noi, in Europa, sta solo il Portogallo. Spagna, Irlanda, Slovacchia e Grecia garantiscono - anche se di poco - una maggiore uguaglianza, per non parlare di Francia, Germania o dei paesi scandinavi.
C'e' un salto, dunque, che separa chi sta bene da chi sta male. Ma a differenza di quanto successe nel dopoguerra, c'e' anche una scarsa possibilita' di veder migliorare, nel corso della vita, il proprio status''. Non cala il tasso di poverta', che riguarda il 11,1% del totale delle famiglie e circa 7,6milioni di persone. Il disagio e' presente soprattutto al sud (dove quasi il 39% dei nuclei familiari si colloca nelle fasce di reddito piu' basse, contro il 12% del nord), nelle famiglie numerose e in quelle dove ci sono disoccupati e fra gli anziani soli.
E le misure delle privazioni possono essere - sostiene la Caritas - imbarazzanti: nel meridione il 13,5% delle famiglie confessa di non potersi permettere un pasto adeguato ogni due giorni e in generale - in tutto il paese - a non mangiare in modo adeguato e' il 17,5% dei nuclei. Quasi l'11% non puo' riscaldare in modo accettabile la propria casa, il 39% non fa nemmeno una settimana di vacanza all'anno. L'affitto, nelle famiglie a reddito basso, si mangia in media il 30,7% delle entrate. E' su queste classi sociali che dovra' misurarsi il welfare dei prossimi anni.
Lotta alla poverta', promozione del mezzogiorno, garanzia dei livelli essenziali dei servizi e delle prestazioni sociali in tutta Italia, tutela della non autosufficienza, integrazione degli immigrati, accesso all'abitazione: sono queste - secondo don Nozza - le priorita' che devono impegnare parlamento e governo per ridurre la vulnerabilita' nel paese. ''Non puo' esserci - egli ha detto - vero sviluppo senza inclusione e coesione sociale, dunque senza politiche sociali reali ed efficaci. Il welfare dovrebbe essere considerato come fattore di sviluppo, non piu' come costo: occorrono risposte multidimensionali, complesse e integrate, economiche, sociali, sanitarie, previdenziali, fiscali e del lavoro''.
Maggiori informazioni:
www.caritasitaliana.it
Quei 40 euro spariti ogni settimana
C'è un buco di 52 miliardi l'anno nei conti degli italiani. E, per una volta, non c'entra il bilancio dello Stato. Questa maxi-finanziaria (per lo più in monete da 50 centesimi o da un euro) in grado da sola di pagare due terzi degli interessi sul debito nazionale è la montagna di soldi sparita senza motivi apparenti dai portafogli di casa nostra ogni dodici mesi. Un po' sono spiccioli finiti nelle pieghe di un divano o scivolati di tasca al cinema e smarriti per sempre. Nella maggior parte dei casi però si tratta di piccole spese fatte alla leggera, sovrappensiero, e cancellate dalla memoria.
Così - secondo uno studio a livello europeo condotto dalla Visa - anche un popolo di formiche come il nostro non ha più il controllo delle proprie tasche: il 48,6% degli italiani, infatti, ammette di ritrovarsi nel portafoglio a fine settimana meno soldi di quanto si aspettasse. E il "buco" contabile è in media di 35,9 euro a testa.
A volersi consolare, c'è da dire che l'Oscar europeo della "distrazione finanziaria" è ancora lontano, con la Gran Bretagna star incontrastata dall'alto della voragine da 132 miliardi (50 euro pro-capite a settimana) scavata ogni anno dalle amnesie monetarie dei suoi cittadini. Ma i conti non tornano lo stesso, visto che meglio di noi fanno sia la Germania (30 euro) che la Grecia.
Sul banco degli imputati, qui da noi, ci sono le donne. Per un semplice motivo: la loro vita finanziaria è decisamente più complicata di quella del resto della famiglia. Nel Belpaese sono ancora loro a tenere strette in pugno le redini delle spese di casa. E tra bollette, supermercati, multe da pagare, iscrizioni a scuole e asili nido e tintorie - con tutta la buona volontà - i conti alla fine fanno più fatica a tornare. Nel loro bilancio settimanale mancano così all'appello in media 42 euro, ancora di più (44,2) se a loro carico ci sono pure bambini al di sotto sotto i 14 anni. Gli uomini, invece, perdono traccia solo di 31,2 euro. Un trend "mediterraneo", visto che anche in Grecia è il gentil sesso il colpevole numero uno dei soldi smarriti. I Gran Bretagna invece - dove gli oneri della gestione familiare sono più bilanciati - i ruoli sono invertiti, con un 53 euro a 43 a favore dei maschi.
Dove finiscono questi soldi? Secondo l'analisi (un po' più approfondita) sul campione britannico, le monetine perse davvero - fenomeno in crescita in Europa dopo l'adozione dell'euro - sono solo una percentuale modesta. Il buco più significativo è quello aperto nei portafogli dalla spesa al supermercato. Un'oretta in cui si riempie il carrello di ogni ben di Dio e dove è più facile cedere alla tentazione di un acquisto voluttuario che poi, in un sussulto di rimorso, si tende a rimuovere. Ma a ruota seguono i soldi spesi per figli e nipoti (per loro del resto non si bada a spese) e quelli per uscire alla sera. Donne e uomini, anche in questo caso, si dividono su due fronti contrapposti ma ampiamente prevedibili. Le prime hanno molta più facilità a perdere il controllo del portafoglio - il doppio rispetto all'ex-sesso forte - quando girano per negozi a far shopping con le amiche. I secondi invece ai pub o ai ristoranti, dove tra una chiacchiera e una pinta di Guinness tendono a moltiplicarsi i vuoti di memoria finanziari.
La famiglia gioca un ruolo importante se si fanno i conti dei soldi "spariti" dalle tasche dei ragazzi. I giovani italiani dai 17 ai 24 anni, ad esempio, sono un esempio virtuoso. Vanno al cinema, bevono una birra con gli amici, fanno il pieno allo scooter. Ma la loro autonomia finanziaria, in un paese dove si vive in casa con i genitori fino a un passo dalla pensione, è limitata. Le entrate (in genere la "paghetta") sono basse. E quindi è necessario fare bene attenzione a come si spendono i pochi soldi che entrano in tasca.
La morale è semplice: gli studenti di casa nostra - anche perché a disposizione hanno cifre basse - smarriscono in media solo 19,6 euro a settimana. I primi passi nel mondo dell'indipendenza monetaria tradiscono invece i loro coetanei inglesi. Molti di loro, a 18 anni, lasciano casa per andare a vivere e studiare da soli. Aiutati da un generoso sostegno dei genitori per sbarcare il lunario. Questo cocktail di disponibilità finanziaria e di scarse responsabilità li ha trasformati nei maggiori "Mystery spender" (come lo studio ha ribattezzato il fenomeno) del Regno Unito, visto che alla fine di ogni settimana non sanno spiegare come sono usciti dal loro portafoglio ben 85 euro. Tanti, certo. Ma noi italiani, volendo possiamo fare meglio: un buon 6,5% del campione esaminato dalla Visa nel nostro paese ha ammesso infatti candidamente di perdere tracce ogni sette giorni di oltre 100 euro.
Fonte Repubblica
La vera ricchezza
Solo quando siamo consapevoli di una qualsiasi "ricchezza" ne godiamo veramente, cioè se la comprendiamo usufruiamo dei suoi frutti!
Possiamo dire che non si tratta solo di comprensione intellettuale, poichè questa non è sufficiente, ma di comprensione nel senso di prendere nel proprio interno. Quando abbiamo una dote, una virtù, o una ricchezza materiale, ne siamo i veri padroni solo se ne sappiamo assorbire, nel nostro interno, la purezza del significato del possedere "dentro" cioè avere per essere e trasformarsi in base alla ricchezza stessa che diventa parte inseparabile di noi stessi. Per fare ciò però bisogna avere una consapevolezza "particolare" di tale ricchezza!
Una consapevolezza che non si lascia influenzare dalla ricchezza, che non si lascia quindi in alcun modo dominare dalla stessa e che ci renda veri "padroni" per sempre di essa.
Allora ci accorgiamo come portando avanti questo discorso, possiamo riscoprire in noi la ricchezza di tante cose che prima non consideravamo tale:
- essere pacifici, sereni, calmi e tranquilli;
- la semplicità e l'ingenuità di un bambino;
- la sincerità di un animo semplice;
- la capacità di imparare;
- la capacità di ascoltare;
- la capacità di farsi da parte;
- la capacità di aspettare;
- la visione di una giornata di sole o anche di pioggia;
- la visione della natura, vegetazione e fauna;
Anche la percezione dei 5 sensi è una ricchezza (cosa che comprende bene chi non ne può utilizzare qualcuno perchè disabile), così come emozionarsi, ma per quest'ultima ricchezza quanto è importante una consapevolezza corretta delle emozioni senza l'intervento della memoria psico-emozionale che invece ne altera il contenuto!
Viviamo allora, giorno per giorno, ora per ora, minuto per minuto, attimo per attimo la nostra ricchezza interiore cogliendone comprendendola i suoi veri frutti.
Al contrario possiamo aver danaro, beni, conoscenza intellettuale (tecnica e scientifica) ed esserne dominati, cioè non essere liberi dall'influenza di tale ricchezza per cui i nostri frutti saranno veramente piccoli e non ne avremo alcuna trasformazione interiore.
Anche l'energia vitale è una ricchezza di cui non essendo pienamente consapevoli non ne sappiamo fruire. Questa se percepita con attenzione, attraverso uno stato di calma interiore, è alquanto significativa poichè il riconoscerla la potenzia, il saperla gestire la riattiva e la ben distribuisce!
Non è una cosa semplice ciò ma è una capacità che è dentro di noi, bisogna riscoprirla.
Ancora possiamo dire che è vera ricchezza il trovare le risposte "vere" alle nostre domande, con il dono dell'intuito ciò può avvenire, infatti a cosa ci vale studiare, aumentare a dismisura le nostre conoscenze, vivere e sperimentare tanti momenti di vita, che si pensa fanno maturare, se poi alla fine ci rimangono dentro sempre le stesse domande irrisolte??????
Rendiamoci conto che la distrazione per le verità essenziali (eterne) della nostra vita impera in noi, anche quando ce le poniamo come dei veri obbiettivi da raggiungere, non riusciamo facilmente a concentrare le nostre forze per concretizzare dei risultati.
Però accade che se leggiamo qualcosa che ce li ricorda, se ascoltiamo qualcuno che ne parla, queste verità si riaffacciano sull'uscio della nostra attenzione e per un pò ritornano ad essere oggetto della nostra ricrca interiore, allora non sprechiamo queste occasioni e diamoci sotto perchè è proprio dalla conquista di esse che acquisiamo vera ricchezza!
La distribuzione del reddito. L'indice di Gini (IdG)
Uno dei metodi più semplici per misurare la disuguaglianza economica è quello rappresentato dalla curva di Lorenz, statistico statunitense che nel 1905 propose questa rappresentazione: [1]

Figura 1
Sull'asse orizzontale del grafico sono rappresentate le percentuali di famiglie che appartengono a una data popolazione, ordinate in maniera crescente in base al reddito. Sull'asse verticale viene riportata invece la parte del reddito totale detenuta da ciascuna quota di famiglie. L'indice normalmente utilizzato pe





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