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I mutui “subprime” annunciano la più grande crisi finanziaria dopo il ‘29

di demetra (25/09/2007 - 17:31)

Riprendo da AsiaNews una notizia interessante sullo scenario economico e finanziario internazionale. Ci sono tanti movimenti dei quali è necessario rimanere informati.



di Maurizio d'Orlando.
Secondo studiosi americani il volume di titoli privi di valore si aggira sui 20 mila miliardi di dollari. A rischio chiusura diverse banche americane ed europee. Pochi i contraccolpi sull’Asia. La curiosa notizia della nuova moneta nordamericana: l’Amero.


La vicenda della montagna di mutui fuori parametro (subprime) concessa dalle società di credito fondiario in America, di per sé è già dirompente e sta mettendo in crisi non poche banche. Negli Stati Uniti i gruppi più esposti sono giganti come Citigroup e Bank of America, a causa soprattutto delle proprie controllate specializzate in intermediazione titoli.  In Europa, secondo voci di mercato, si parla di possibili difficoltà - o addirittura di crollo – per banche del calibro di Deutsche Bank, Barclays, BNP Paribas oltre a grandi finanziarie, assicurazioni (si parla di Axa) e fondi pensioni.
 
Ma tutto ciò è solo la parte emersa del problema. Secondo Mike Whitney[1], un analista finanziario americano, il totale di titoli circolanti emessi nei mercati non regolamentati e privi di patrimonialità reale, è di 20 mila miliardi di dollari[2]. A quanto pare, finora né il grande pubblico, né i professionisti di Wall Street si erano accorti del “buco”. Questi 20 mila miliardi di dollari di titoli sono privi di mercato e quindi privi di valore. Anche se la Fed dovesse rendere molto più indulgenti le regole sulle riserve, l’attuale sistema finanziario è destinato ad affrontare la più grave crisi da 80 anni ad oggi, perché non è un problema di liquidità, ma di solvibilità. Le banche ormai hanno paura a finanziarsi a vicenda perché non conoscono i reali livelli reciproci di insolvenze. Si è arrivati al punto che sul mercato interbancario di Londra non ci si arrischia a prestare denaro oltre il termine di un giorno.
 
Greenspan e la finanza speculativa
 
Il problema si è andato originando negli Usa, a partire dal 1987, quando con pressioni della lobby bancaria – mediante “elargizioni” costate 300 milioni di dollari – si è riusciti ad ottenere passo passo l’abolizione della legge Glass-Steagall, approvata dal parlamento americano dopo la crisi del ’29. La completa abolizione della legge è stata ottenuta nel 1999 grazie al presidente Bill Clinton. A suo tempo, la legge era stata approvata per evitare il conflitto d’interessi tra banche e società che sottoscrivono obbligazioni ed azioni. Principale fautore di questa liberalizzazione finanziaria è stato il precedente presidente della Fed, Alan Greenspan. Questi, divenuto governatore nel 1987, prima di tale nomina era stato membro del consiglio d’amministrazione della J.P. Morgan, la prima banca ad usufruire della liberalizzazione.
 
Nei 18 anni di governatorato di Greenspan si è avuta la più grande espansione della finanza speculativa della storia mondiale. Adesso il problema sta emergendo lentamente, ma è come un treno che, una volta in moto, nessuno, nemmeno la Fed, può più arrestare ed è lanciato su dei binari di scadenze improrogabili.
 
Se le cifre riportate nell’articolo di Mike Whitney sono corrette, un crollo di borsa come quello del ’29-’30 sarebbe più che imminente; forse anche di dimensioni maggiori, perchè la crisi avrebbe dimensioni planetarie.
 
In questo ultimo periodo, i grandi gruppi finanziari e bancari americani si sono premuniti piazzando i titoli spazzatura sia in Europa che in Asia. In Asia è noto che il patrimonio delle maggiori istituzioni bancarie e finanziarie è costituito - quasi di norma - da titoli statunitensi, espressi in dollari. Essi sono valutati AA o addirittura AAA dalle agenzie, cosiddette indipendenti, di valutazione dei valori mobiliari, come Standard & Poors, Moody’s e Fitch.  Come per indiscussa convenzione di tesoreria tali titoli stimati primari sono – ma forse è meglio dire “erano” – considerati virtualmente privi di rischio.
 
Ad essere esposte in prima linea dovrebbero esserci teoricamente i fondi pensione, le assicurazioni e le grandi fondazioni americane, come pure i maggiori gruppi finanziari e bancari statunitensi, che sono all’origine dell’emissione incontrollata di titoli atipici di questi lunghi decenni. Eppure c’è da dubitare che chi ha le chiavi del potere finanziario e monetario sia chiamato a rispondere dei propri misfatti.
 
Alla radice del problema, infatti, ci sono le banche centrali ed in primo luogo la Fed, che da tempo aveva un chiaro quadro della situazione. Chi controlla la Fed, sa dunque che non può fornire la soluzione nell’ambito stesso della Fed.
 
Amero, la nuova moneta del Nord America
 
In questo scenario di imminente crisi bancaria è emersa una curiosa notizia: gli Stati Uniti si preparano, insieme a Canada e Messico, a lanciare una moneta unica, detta “Amero”.
 
In altri termini dopo l’esplosione cruenta della bolla monetaria da tempo covata, la soluzione proposta sarebbe l’abolizione del dollaro, sostituito dalla valuta dell’Unione del Nord America,  l’Amero appunto. A tale unione monetaria, oltre agli Stati Uniti, verrebbero costretti a farne parte il Messico, cui l’idea in linea di principio potrebbe non dispiacere, ed il Canada che non gradisce nemmeno un po’ l’idea di perdere la propria sovranità monetaria, ma che non vi si può sottrarre, pena la minaccia di perdere la cospicua fetta del proprio patrimonio espressa in dollari statunitensi, che diverrebbero privi di valore.
 
Dell’Unione del Nord America se ne era parlato a Waco nel Texas nel marzo 2005 tra Bush, il presidente messicano Fox ed il primo ministro canadese Martin. Il progetto era stato poi ripreso nel corso dello stesso anno da un rapporto del Consiglio Relazioni Estere (Council on Foreign Relations – CFR), lo stesso potente gruppo di potere da cui sono stati espressi quasi tutti i presidenti statunitensi sia democratici e che repubblicani e da un gruppo di lavoro interministeriale dei tre paesi.
 
Su Wikipedia.com alla voce “Amero” sono già riprodotte delle foto di coniazioni, definite “prototipi”. Su “Youtube”[3] è disponibile un filmato in cui ridiscute dell’Amero alla televisione commerciale americana CNBC.
 
Di recente il sito http://www.halturnershow.com/AmeroCoinArrives.html, ha mostrato delle foto con tali coniazioni, ma con in più una piccola “D” stampigliata nella moneta da 20 Amero. La “D” starebbe ad indicare che tale moneta proverrebbe dalla zecca di Denver. Curiosamente[4],  la zecca di Denver è chiusa alle visite al pubblico per lavori di ristrutturazione fino al 28 settembre. AsiaNews non è in grado di stabilire se tutto ciò è realmente fondato. Certo è che il progetto sembrerebbe ben articolato[5]. L’Unione Nordamericana avrebbe una popolazione simile a quella dell’Unione Europea, e sarebbe la risposta adeguata all’attuale crisi bancaria destinata fatalmente a risolversi in crisi monetaria.
 
Di fatto, più che un’unione monetaria, questa operazione sarebbe l’inglobamento di metà del continente americano negli Stati Uniti. Per l’Asia più che gli aspetti politici – tutta l’area è da tempo il cortile di casa degli Stati Uniti – sono interessanti le conseguenze economiche. In primo luogo l’Amero sarebbe decisamente meno forte del dollaro, a causa della presenza del peso messicano, protagonista di una non lontana insolvenza. In tal modo il valore dell’Amero rispetto alle altre valute mondiali si deprezzerebbe in modo rapido, costringendo la Cina e tutta l’Asia ad una rapida rivalutazione di fatto delle proprie monete che di propria sponte non hanno mai dato mostra di aver realmente intenzione di attuare. In secondo luogo la conversione dei dollari circolanti fuori dagli Stati Uniti sarebbe sottoposta a logiche misure anti-riciclaggio e di legittimità di possesso. In Asia ed in molti altri paesi del mondo, il pagamento in contanti ed in dollari è più diffuso di quanto non si pensi. Anche in questo caso gli effetti non mancherebbero e non sarebbero di poco conto.
 
[2] Secondo informazioni che AsiaNews ha tratto dalla BRI, la Banca dei Regolamenti Internazionali, includendo i derivati ed i contratti atipici, il totale della finanza non convenzionale è molto di più, quasi cinquanta volte il Pil mondiale.

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Gli italiani fanno solo acquisti essenziali

di demetra (23/09/2007 - 06:08)

Dopo l’allarme lanciato dal ministro dell’Economia sulla riduzione della crescita del Paese, arriva una conferma dall’Outlook sui Consumi Censis–Confcommercio che fotografa l’atteggiamento delle famiglie italiane rispetto ai consumi nel secondo trimestre del 2007 e le previsioni per quello successivo.

Le famiglie italiane, infatti, confermano un atteggiamento di prudenza nel programmare nuove spese. La crescita dei livelli di consumo rispetto al periodo precedente è infatti assai modesta ed è dovuta in larga parte agli aumenti delle spese incomprimibili (affitti, utenze, carburante e trasporti) o straordinarie (come acquisto di elettrodomestici e viaggi). Le famiglie, insomma, cercano di risparmiare sui beni di largo consumo per sostenere le spese irrinunciabili o quelle più impegnative che possono migliorare il tenore di vita. A conferma del peggiorato clima di fiducia sul futuro, aumentano di poco più dell’1% le famiglie che prevedono di aumentare le spese nel trimestre successivo, ma si riduce addirittura del 10% la quota di coloro che guardano all’immediato futuro con ottimismo. E se aumenta dell’1,8% il numero di famiglie che ha aumentato le proprie spese rispetto al trimestre precedente, sale nel contempo di oltre il 4% il numero di quelle che le hanno mantenute stabili.

Entrando nel dettaglio dello studio, scopriamo che l’indice sintetico di propensione al consumo Censis-Confcommercio passa da 2,90 del primo trimestre 2007 a 2,88 del secondo, fenomeno che indica appunto l’indebolimento della fase di ripresa dei consumi e la presenza di un clima di incertezza. Ciò è confermato dalla dinamica dei quattro indici tematici su comportamenti di consumo e clima di fiducia: le possibilità di consumo sono praticamente stabili, mentre si riduce la capacità di risparmio, migliorano le previsioni di consumo a breve e peggiora, dopo quattro trimestri, l’indicatore del sentiment.

L’analisi di medio termine dei dati dell’indagine evidenzia che la riduzione della fiducia nel futuro prossimo osservata nel secondo trimestre è di entità notevole: il saldo tra ottimisti e pessimisti ritorna sui livelli del terzo trimestre 2006, mentre aveva raggiunto il massimo nel primo trimestre dell’anno in corso. Un elemento che getta qualche ombra sulla possibilità di effettiva ripresa della nostra economia, poiché il quadro che emerge sintetizza la fase di stallo e di incertezza in cui versa l’economia italiana. Le famiglie sembrano aver percepito un’attenuazione della ripresa ed hanno difficoltà ad individuare la presenza di elementi in grado di migliorare nel breve-medio periodo la propria situazione.

In assenza di uno sviluppo adeguato dei livelli reali del consumo, frenato da una crescita del valore delle spese obbligate e da un aumento di pressione fiscale in presenza di redditi solo moderatamente crescenti, si potrebbe generare – conclude lo studio - una pericolosa spirale negativa.


Ripreso da Business Online

Cosa aggiungere? Al di là dei dati e dell'andamento macroeconomico, penso che la propensione al consumo sia un qualcosa da riconsiderare, e che per sviluppare una condizione di abbondanza sia necessario privilegiare una propensione al risparmio e all'oculatezza nelle spese. Voglio dire: la vera ricchezza consiste anche nello spendere bene e consapevolmente il proprio denaro, senza sperperarlo in beni inutili e in un tentativo di soddisfare dei bisogni indotti.
E voi cosa ne pensate?

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Un pensiero alla volta

di demetra (14/09/2007 - 23:02)

Danneggio o guarisco me stessa
Un pensiero alla volta.
Scopro me stessa e gli altri
Un pensiero alla volta.

Vivo la mia vita
Un pensiero alla volta.
Il mio telefono squilla,
Io scelgo un pensiero.
Scelgo di scegliere fra i molti pensieri positivi.
Una connessione col mondo esterno.
Un amico.  Un cliente.  Informazioni.  Notizie felici.
Apprezzamento.  Tecnologia.  Una risposta.
I pensieri negativi sono così abbondanti,
Ho esplorato quei pensieri, anche.
I pensieri negativi sono in coppia con sentimenti negativi.
I sentimenti negativi non mi fanno sentire bene.
E così nel mezzo di una cacofonia di pensieri negativi,
Trovo il più piccolo pensiero negativo,
E' un salvagente per uscire dalla negatività.
Quel pensiero mi aiuta a trovarne un altro leggermente positivo,
E dopo un pensiero veramente positivo.
Un pensiero alla volta.
Non faccio salti di gioia nel mezzo del disastro,
Ma mi sposto da lì,
Un pensiero alla volta.
Da paura o disperazione,
Mi muovo verso la gioia attraverso molti pensieri,
Un pensiero alla volta.
Da una leggera irritazione
Mi sposto verso la gioia nello spazio di alcuni pensieri,
Un pensiero alla volta.
Immagini di esplosioni invocano in me
Sentimenti di orrore e pensieri di ingiustizia.
Di tutti i possibili pensieri  tristi scelgo
Quello che è il meno triste.
Respiro.
Da quel meno triste pensiero
Ne scelgo uno leggermente più positivo.
Ho il diritto di scegliere il pensiero più negativo,
Ma questo mi rende più triste, così mi muovo nell'altra maniera,
Un pensiero alla volta.
Sono gentile con me stessa.
Quando mi scopro nel mezzo di pensieri infelici,
Esco fuori dall'infelicità
Un pensiero alla volta.
Faccio questo ogni giorno,
Molte volte al giorno,
Un pensiero alla volta.
Pace e Gioia.

(Jeanie Marshall)

Jeanie Marshall è una Empowerment Consultant.
Sul suo sito (in inglese) c'è una straordinaria quantità di articoli, una vera miniera d'oro. Se decidete di leggerli, un'avvertenza: dopo averli letti, la vostra visione della vita cambierà.

Per farvi un'idea, qui ne trovate alcuni tradotti (in automatico!) in italiano.

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