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Una ricchezza senza moneta

di demetra (28/11/2007 - 00:49)

Sul numero 33 di Aspenia dedicato al futuro dei media e all'impatto delle nuove tecnologie, e' stata pubblicata un'intervista al futurologo Alvin Toffler (nella foto con la moglie Heidi), curata da Nathan Gardels, direttore di Npq-New Perspectives Quarterly.
Eccone uno stralcio.



Clonazione, iPods, outsourcing, googlemania. Tutti cambiamenti e innovazioni che non stanno semplicemente trasformando le nostre vite: lei sostiene che stanno contribuendo a creare un "nuovo sistema di ricchezza". Quali sono le differenze tra questo nuovo sistema e l'economia cui siamo abituati?
Sono di due tipi: primo, la conoscenza e' oggi il principale motore della creazione di ricchezza; secondo, la fusione radicale tra produzione e consumo scatenera' il boom dell'economia "non monetaria". L'economia tradizionale, infatti, si basa sul concetto di penuria o scarsita' dei beni. Ma la conoscenza e' sostanzialmente inesauribile. Se tu coltivi riso in una risaia, io non posso coltivarlo in quella stessa risaia nello stesso momento. Se usi una macchina utensile, io non posso usarla nello stesso momento. Ma entrambi possiamo utilizzare la stessa conoscenza contemporaneamente, senza esaurirla. Chiunque puo' utilizzare l'aritmetica senza correre il rischio di esaurirla. Anzi, piu' persone utilizzano la conoscenza in contemporanea, piu' e' probabile che creino nuova conoscenza. La conoscenza e' in assoluto il prodotto piu' facile da trasportare. Puo' essere compressa in simboli e astrazioni. Tende a diffondersi ed e' difficile da occultare e proteggere. Non e' lineare, nel senso che piccole intuizioni possono portare enormi risultati e, soprattutto, e' intangibile. I fattori intangibili sono da sempre strettamente intrecciati ai beni tangibili.
Per esempio, come sottolinea Hernando de Soto nel suo The mystery of capital, un terreno non costituisce una "proprieta'" in senso tangibile fino a quando questa non venga stabilita "intangibile" da un titolo legale o da regole sociali altrettanto "intangibili" che tutelano la proprieta' stessa. L'intangibile e' un po' come la buccia che riveste l'arancia. Oggi, le societa' come Google possono effettivamente essere paragonate proprio alla buccia dell'arancia. Non hanno un nucleo tangibile, eppure valgono miliardi! Nelle economie avanzate, i beni intangibili stanno ormai surclassando il capitalismo basato sulla proprieta' tangibile. Prendiamo lo sviluppo straordinario del "cervello esterno" - le banche dati, la connettivita', i motori di ricerca in internet, la mappatura genetica o la rete mondiale - che espande in modo esponenziale le nostre capacita' e possibilita' in quasi tutti i settori. E la conoscenza a nostra disposizione continuera' a espandersi. Tutti i ricordi che un individuo ha accumulato in settant'anni di vita possono essere memorizzati digitalmente in un chip di 6 gigabyte. E oggi un pc contiene 400 gigabyte. Allo stesso tempo, diventa sempre piu' difficile proteggere molti beni intangibili - e' sempre piu' arduo, per esempio, tutelare i diritti di proprieta' intellettuale.
Che cosa intende per economia non monetaria, e perche' secondo lei e' destinata a un boom?
Quando lavoriamo, quando compriamo e vendiamo, quando investiamo, quando utilizziamo le nostre carte di credito o di debito, stiamo operando all'interno dell'economia monetaria. Ma l'elenco delle cose che facciamo nella nostra vita non si esaurisce qui. Alleviamo i nostri figli. Ci prendiamo cura dei nostri anziani. Ripariamo un rubinetto che perde. Aiutiamo un amico a ridipingere il salotto. Cuciniamo. Facciamo le pulizie in casa. Curiamo il giardino. Ricarichiamo la batteria della macchina. Le attivita' che compiamo da soli (il do-it-yourself) possono essere definite "prosumi", in quanto siamo al tempo stesso produttori e consumatori. A volte paghiamo delle persone per fare molte di queste cose al nostro posto. In questo caso, torniamo all'economia monetaria: per gli economisti, queste attivita' creano valore e quindi contribuiscono al Pil. Se, invece, decidiamo di fare queste cose da soli, magari perche' non possiamo pagare chi lo faccia al nostro posto, il nostro lavoro non viene contabilizzato nel Pil e non aggiunge valore all'economia monetaria.
E' probabile che l'economia non monetaria generi altrettanto valore di quella monetaria, perche' esistono una miriade di attivita' non retribuite che alimentano gratuitamente l'economia monetaria. Anzi, in realta' la sovvenzionano. Pensiamo, ad esempio, al software open source Linux e all'enorme impatto che ha avuto in tutto il mondo. Questo software e' stato inizialmente prodotto da Linus Torvalds gratuitamente, quasi per hobby, e in seguito ha calamitato un gran numero di programmatori che senza alcun compenso lo hanno modificato, adattato e ampliato, stimolando altri programmatori ancora a dedicare un po' del loro tempo, sempre su base gratuita e volontaria, a produrre altri tipi di software. Quest'attivita' "prosumistica", tutta nell'ambito dell'economia non monetaria, ha trasformato il modo di produrre software nell'economia monetaria.
Il fenomeno dei "prosumi" esiste da lungo tempo. Dove sta la novita'?
La novita' risiede nel fatto che nuove tecnologie poco costose stanno spostando una serie di attivita' dall'economia monetaria a quella non monetaria. Sono sempre piu' numerose le aziende operanti nell'economia monetaria che "esternalizzano" il lavoro, chiedendo ai clienti di svolgere compiti in precedenza affidati ai loro dipendenti. Quando, ad esempio, noi usiamo il bancomat e inseriamo da soli il codice, questo e' prosumo: la conseguenza, fra l'altro, e' che le banche licenziano i cassieri. Ancora: in passato mandavamo le pellicole fotografiche alla Kodak per farle sviluppare e stampare. Oggi effettuiamo da soli queste operazioni, con le nostre mani. Ci controlliamo da soli il diabete. Produciamo da soli i nostri film digitali e i cd musicali. E questo e' solo l'inizio. Stiamo per assistere al boom del lavoro non retribuito. Presto avremo un miliardo di ultrasessantenni nel mondo che - almeno nei Paesi dell'Ocse - utilizzeranno le nuove tecnologie - dall'autodiagnosi alle analisi a casa - per fare da soli cio' che un tempo facevano i medici.
Tutto questo accrescera' il ruolo e l'importanza dei prosumatori. Acquisteremo tecnologia nell'economia monetaria e l'utilizzeremo in quella non monetaria che, a sua volta, produrra' un feedback generando nuovo valore nell'economia monetaria. Vedrete cosa succedera' quando la desktop production - ancora nella fase iniziale - trasformera' ogni casa nell'equivalente di una piccola fabbrica.

Ripreso da Il Sole 24 Ore

Qui e' possibile scaricare l'articolo integrale

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Poveri in Italia: 7,6 milioni secondo la Caritas

di demetra (25/11/2007 - 00:49)

L'articolo riportato in questo post è di qualche mese fa, ma credo che sia una lettura utile per riflettere sui temi della ricchezza e dell'abbondanza.



Il tasso di poverta' in Italia non cala ma il nostro Paese non deve rassegnarsi, deve anzi rilanciare il welfare come occasione di sviluppo specialmente nei confronti del Sud dove si sfiorano condizioni drammatiche per il 26,5% della popolazione.

E' quanto ha detto oggi (24 luglio, ndr) mons.Vittorio Nozza presentando alla Camera dei deputati alcune anticipazioni del VII Rapporto su poverta' ed esclusione elaborato con la Fondazione Zancan. Don Nozza ha disegnato una fotografia piuttosto impietosa dell'Italia sotto il profilo della poverta' ma allo stesso tempo ha messo in evidenza come proprio questa situazione di sofferenza deve spingere a nuovi impegni di giustizia non solo la comunita' cristiana, ma l'intera politica e il settore dell'aiuto volontario. Si deve metter a punto ''un'agenda di fiducia in un paese vulnerabile''. E l'Italia lo e' perche' ''non e' il posto dell'uguaglianza e nemmeno quello delle opportunita'. Piu' di altri paesi europei, essa presenta grandi differenze fra chi vive in un discreto benessere, chi tutti i giorni lotta per non oltrepassare la soglia della poverta', chi dentro la poverta' ci sta da tempo e non intravede nulla di nuovo nel futuro.

Il desiderio e l'ambizione di fare il salto sociale, di passare da una condizione all'altra, e' piu' difficile da realizzare da noi che altrove. Il paese Italia - e' la denuncia di don Nozza - appare come un paese vulnerabile, con tante, troppe fragilita': i conti pubblici, un'imbarazzante divergenza tra nord e sud che invece di diminuire aumenta, la tragica carenza di innovazione, ma anche le elevate disuguaglianze sociali ed economiche. Il reddito non e' distribuito in modo equo, si concentra ai vertici ed e' diluito alla base. Quanto a differenze sociali ed economiche peggio di noi, in Europa, sta solo il Portogallo. Spagna, Irlanda, Slovacchia e Grecia garantiscono - anche se di poco - una maggiore uguaglianza, per non parlare di Francia, Germania o dei paesi scandinavi.

C'e' un salto, dunque, che separa chi sta bene da chi sta male. Ma a differenza di quanto successe nel dopoguerra, c'e' anche una scarsa possibilita' di veder migliorare, nel corso della vita, il proprio status''. Non cala il tasso di poverta', che riguarda il 11,1% del totale delle famiglie e circa 7,6milioni di persone. Il disagio e' presente soprattutto al sud (dove quasi il 39% dei nuclei familiari si colloca nelle fasce di reddito piu' basse, contro il 12% del nord), nelle famiglie numerose e in quelle dove ci sono disoccupati e fra gli anziani soli.

E le misure delle privazioni possono essere - sostiene la Caritas - imbarazzanti: nel meridione il 13,5% delle famiglie confessa di non potersi permettere un pasto adeguato ogni due giorni e in generale - in tutto il paese - a non mangiare in modo adeguato e' il 17,5% dei nuclei. Quasi l'11% non puo' riscaldare in modo accettabile la propria casa, il 39% non fa nemmeno una settimana di vacanza all'anno. L'affitto, nelle famiglie a reddito basso, si mangia in media il 30,7% delle entrate. E' su queste classi sociali che dovra' misurarsi il welfare dei prossimi anni.

Lotta alla poverta', promozione del mezzogiorno, garanzia dei livelli essenziali dei servizi e delle prestazioni sociali in tutta Italia, tutela della non autosufficienza, integrazione degli immigrati, accesso all'abitazione: sono queste - secondo don Nozza - le priorita' che devono impegnare parlamento e governo per ridurre la vulnerabilita' nel paese. ''Non puo' esserci - egli ha detto - vero sviluppo senza inclusione e coesione sociale, dunque senza politiche sociali reali ed efficaci. Il welfare dovrebbe essere considerato come fattore di sviluppo, non piu' come costo: occorrono risposte multidimensionali, complesse e integrate, economiche, sociali, sanitarie, previdenziali, fiscali e del lavoro''.

Maggiori informazioni:
www.caritasitaliana.it

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Quei 40 euro spariti ogni settimana

di demetra (23/11/2007 - 23:40)

C'è un buco di 52 miliardi l'anno nei conti degli italiani. E, per una volta, non c'entra il bilancio dello Stato. Questa maxi-finanziaria (per lo più in monete da 50 centesimi o da un euro) in grado da sola di pagare due terzi degli interessi sul debito nazionale è la montagna di soldi sparita senza motivi apparenti dai portafogli di casa nostra ogni dodici mesi. Un po' sono spiccioli finiti nelle pieghe di un divano o scivolati di tasca al cinema e smarriti per sempre. Nella maggior parte dei casi però si tratta di piccole spese fatte alla leggera, sovrappensiero, e cancellate dalla memoria.

Così - secondo uno studio a livello europeo condotto dalla Visa - anche un popolo di formiche come il nostro non ha più il controllo delle proprie tasche: il 48,6% degli italiani, infatti, ammette di ritrovarsi nel portafoglio a fine settimana meno soldi di quanto si aspettasse. E il "buco" contabile è in media di 35,9 euro a testa.

A volersi consolare, c'è da dire che l'Oscar europeo della "distrazione finanziaria" è ancora lontano, con la Gran Bretagna star incontrastata dall'alto della voragine da 132 miliardi (50 euro pro-capite a settimana) scavata ogni anno dalle amnesie monetarie dei suoi cittadini. Ma i conti non tornano lo stesso, visto che meglio di noi fanno sia la Germania (30 euro) che la Grecia.

Sul banco degli imputati, qui da noi, ci sono le donne. Per un semplice motivo: la loro vita finanziaria è decisamente più complicata di quella del resto della famiglia. Nel Belpaese sono ancora loro a tenere strette in pugno le redini delle spese di casa. E tra bollette, supermercati, multe da pagare, iscrizioni a scuole e asili nido e tintorie - con tutta la buona volontà - i conti alla fine fanno più fatica a tornare. Nel loro bilancio settimanale mancano così all'appello in media 42 euro, ancora di più (44,2) se a loro carico ci sono pure bambini al di sotto sotto i 14 anni. Gli uomini, invece, perdono traccia solo di 31,2 euro. Un trend "mediterraneo", visto che anche in Grecia è il gentil sesso il colpevole numero uno dei soldi smarriti. I Gran Bretagna invece - dove gli oneri della gestione familiare sono più bilanciati - i ruoli sono invertiti, con un 53 euro a 43 a favore dei maschi.

Dove finiscono questi soldi? Secondo l'analisi (un po' più approfondita) sul campione britannico, le monetine perse davvero - fenomeno in crescita in Europa dopo l'adozione dell'euro - sono solo una percentuale modesta. Il buco più significativo è quello aperto nei portafogli dalla spesa al supermercato. Un'oretta in cui si riempie il carrello di ogni ben di Dio e dove è più facile cedere alla tentazione di un acquisto voluttuario che poi, in un sussulto di rimorso, si tende a rimuovere. Ma a ruota seguono i soldi spesi per figli e nipoti (per loro del resto non si bada a spese) e quelli per uscire alla sera. Donne e uomini, anche in questo caso, si dividono su due fronti contrapposti ma ampiamente prevedibili. Le prime hanno molta più facilità a perdere il controllo del portafoglio - il doppio rispetto all'ex-sesso forte - quando girano per negozi a far shopping con le amiche. I secondi invece ai pub o ai ristoranti, dove tra una chiacchiera e una pinta di Guinness tendono a moltiplicarsi i vuoti di memoria finanziari.

La famiglia gioca un ruolo importante se si fanno i conti dei soldi "spariti" dalle tasche dei ragazzi. I giovani italiani dai 17 ai 24 anni, ad esempio, sono un esempio virtuoso. Vanno al cinema, bevono una birra con gli amici, fanno il pieno allo scooter. Ma la loro autonomia finanziaria, in un paese dove si vive in casa con i genitori fino a un passo dalla pensione, è limitata. Le entrate (in genere la "paghetta") sono basse. E quindi è necessario fare bene attenzione a come si spendono i pochi soldi che entrano in tasca.

La morale è semplice: gli studenti di casa nostra - anche perché a disposizione hanno cifre basse - smarriscono in media solo 19,6 euro a settimana. I primi passi nel mondo dell'indipendenza monetaria tradiscono invece i loro coetanei inglesi. Molti di loro, a 18 anni, lasciano casa per andare a vivere e studiare da soli. Aiutati da un generoso sostegno dei genitori per sbarcare il lunario. Questo cocktail di disponibilità finanziaria e di scarse responsabilità li ha trasformati nei maggiori "Mystery spender" (come lo studio ha ribattezzato il fenomeno) del Regno Unito, visto che alla fine di ogni settimana non sanno spiegare come sono usciti dal loro portafoglio ben 85 euro. Tanti, certo. Ma noi italiani, volendo possiamo fare meglio: un buon 6,5% del campione esaminato dalla Visa nel nostro paese ha ammesso infatti candidamente di perdere tracce ogni sette giorni di oltre 100 euro.

Fonte Repubblica

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