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Istat, una famiglia su sette non arriva a fine mese

di demetra (19/01/2008 - 03:31)

<B>Istat, una famiglia su sette<br>non arriva a fine mese</B>
ROMA - E' la fotografia di un disagio. Che se non cresce, resta però a livelli preoccupanti. Sono tempi duri per le famiglie italiane. I dati dell'Istat lo dicono senza possibilità di dubbio: il 50% dei nuclei vive con meno di 1.900 euro al mese: esattamente con meno di 1.872 euro, 22.460 euro l'anno. Il 14,6% dichiara di arrivare con molta difficoltà alla fine del mese. Il 28,4 per cento di non essere in grado di far fronte ad una spesa imprevista di 600 euro. In pratica, dice l'indagine sui redditi e sulle condizioni di vita in Italia (2005-2006), una famiglia su tre è in difficoltà.

Da una parte i dati mostrano come la situazione sia da una parte stazionaria rispetto alla stessa indagine sui redditi realizzata l'anno precedente. Dall'altra, però, spiccano alcune differenze. Anzitutto diminuiscono le famiglie che hanno avuto difficoltà a comprare il cibo necessario almeno una volta, per le spese mediche e per l'acquisto di abiti necessari. Poi risultano più numerose le famiglie con cinque o più componenti, a disagio perchè non riescono a pagare le bollette e sono più vulnerabili di fronte agli imprevisti.

  Reddito medio. Stando ai dati il reddito medio è leggermente più alto: 2.311 euro al mese, anche se la maggioranza delle famiglie risulta avere un reddito inferiore a questa media. I redditi più bassi risultano essere quelli dei nuclei composti da anziani e di coloro che lavorano al sud. Per quanto riguarda invece le famiglie numerose, le condizioni risultano addirittura peggiorate dal 2005 al 2006: in particolare per le famiglie con tre o più minori il 23,8% nel 2006, rispetto al 20,8% nel 2005, ha dichiarato di arrivare con molta difficoltà a fine mese. Il 38% di questi nuclei non può affrontare spese inattese (contro il 31,6% nel 2005). "Si tratta di una distribuzione dei redditi fortemente asimmetrica" rileva l'Istat aggiungendo che c'è "un livello di diseguaglianza di entità non trascurabile". In Europa l'Italia è tra le posizioni peggiori, esclusi i nuovi Stati membri, insieme a Grecia e Portogallo.

Incognita sommerso. Gli esperti Istat hanno spiegato che il reddito mediano non è equiparabile al reddito disponibile, anche perché esclude la stima dell'economia sommersa. Incrociando le risposte ottenute dal campione con i dati dell'Agenzia delle entrate è emerso che in molti casi è stato comunicato all'Istat un reddito maggiore di quanto dichiarato al fisco.

Sud in difficoltà. I risultati confermano l'esistenza di un profondo divario territoriale. La diseguaglianza tra i redditi delle famiglie aumenta proprio nelle aree del Paese dove si registra una minore disponibilità di reddito: al primo posto si trova la Calabria, seguita da Sicilia e Campania. Nel 2006 è cresciuta, tuttavia, la percentuale di famiglie residenti al Nord che hanno dichiarato di arrivare con difficoltà alla fine del mese (10,7 per cento contro il 9,9 per cento del 2005) e di essere in arretrato con il pagamento delle utenze (5,9 per cento contro il 5,3 per cento del 2005). Livelli di diseguaglianza molto meno marcati si osservano invece a Trento, in Valle d'Aosta e in Friuli Venezia Giulia.

L'allarme di Veltroni. In una giornata politicamente convulsa, braccato dai cronisti, il leader del Pd Walter Veltroni ha commentato: "La notizia che mi ha più preoccupato oggi è il fatto che il 50 per cento delle famiglie italiane vive con meno di 1.900 euro al mese. L'Istat lo ha detto molto chiaramente. Penso sia la prima cosa sulla quale la politica deve riflettere e intervenire. I dati sul Mezzogiorno sono particolarmente gravi: e penso che nella giornata di oggi questa sia la cosa che dovrebbe bussare con maggiore forze alle porte della politica".


Ripreso da La Repubblica

Tag: economia,denaro,ricchezza

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La ricchezza delle famiglie italiane

di demetra (18/12/2007 - 01:27)

Riprendo la notizia di un convegno organizzato dalla Banca d'Italia che si è svolto in ottobre a Perugia.



La ricchezza è un importante indicatore del benessere materiale delle famiglie: conoscerne l'ammontare, misurarne gli incrementi nel corso del tempo, valutarne la distribuzione è utile per comprendere la società e la sua evoluzione.

Per una banca centrale, la disponibilità di dati sulla ricchezza consente di approfondire le interazioni tra il comportamento delle famiglie, i mercati finanziari e le principali variabili macroeconomiche, fornendo sostegno alle analisi condotte per lo svolgimento delle varie funzioni istituzionali.
In Italia non sono oggi disponibili stime macroeconomiche sistematiche sulla ricchezza complessiva delle famiglie. La Banca d'Italia, che sul tema dell'analisi dei comportamenti economici delle famiglie ha una lunga tradizione e che già cura la pubblicazione delle componenti finanziarie attive e passive della ricchezza, ha predisposto un progetto di ricerca su questo argomento.
Il convegno si proponeva in primo luogo di sottoporre al vaglio critico degli esperti del settore i metodi impiegati nella produzione delle stime della ricchezza che sono state presentate. Sono inoltre stati illustrati e discussi lavori scientifici sulla ricchezza, che ne hanno analizzato i vari aspetti: dimensione, evoluzione, composizione, distribuzione, origini.
Il dibattito che ha avuto luogo in queste giornate di studio contribuirà ad orientare la prossima produzione periodica delle nuove stime da parte della Banca.

Gli atti di questo convegno (in corso di predisposizione) saranno disponibili esclusivamente in inglese.

Qui è possibile scaricare il programma in formato .pdf

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Poveri in Italia: 7,6 milioni secondo la Caritas

di demetra (25/11/2007 - 00:49)

L'articolo riportato in questo post è di qualche mese fa, ma credo che sia una lettura utile per riflettere sui temi della ricchezza e dell'abbondanza.



Il tasso di poverta' in Italia non cala ma il nostro Paese non deve rassegnarsi, deve anzi rilanciare il welfare come occasione di sviluppo specialmente nei confronti del Sud dove si sfiorano condizioni drammatiche per il 26,5% della popolazione.

E' quanto ha detto oggi (24 luglio, ndr) mons.Vittorio Nozza presentando alla Camera dei deputati alcune anticipazioni del VII Rapporto su poverta' ed esclusione elaborato con la Fondazione Zancan. Don Nozza ha disegnato una fotografia piuttosto impietosa dell'Italia sotto il profilo della poverta' ma allo stesso tempo ha messo in evidenza come proprio questa situazione di sofferenza deve spingere a nuovi impegni di giustizia non solo la comunita' cristiana, ma l'intera politica e il settore dell'aiuto volontario. Si deve metter a punto ''un'agenda di fiducia in un paese vulnerabile''. E l'Italia lo e' perche' ''non e' il posto dell'uguaglianza e nemmeno quello delle opportunita'. Piu' di altri paesi europei, essa presenta grandi differenze fra chi vive in un discreto benessere, chi tutti i giorni lotta per non oltrepassare la soglia della poverta', chi dentro la poverta' ci sta da tempo e non intravede nulla di nuovo nel futuro.

Il desiderio e l'ambizione di fare il salto sociale, di passare da una condizione all'altra, e' piu' difficile da realizzare da noi che altrove. Il paese Italia - e' la denuncia di don Nozza - appare come un paese vulnerabile, con tante, troppe fragilita': i conti pubblici, un'imbarazzante divergenza tra nord e sud che invece di diminuire aumenta, la tragica carenza di innovazione, ma anche le elevate disuguaglianze sociali ed economiche. Il reddito non e' distribuito in modo equo, si concentra ai vertici ed e' diluito alla base. Quanto a differenze sociali ed economiche peggio di noi, in Europa, sta solo il Portogallo. Spagna, Irlanda, Slovacchia e Grecia garantiscono - anche se di poco - una maggiore uguaglianza, per non parlare di Francia, Germania o dei paesi scandinavi.

C'e' un salto, dunque, che separa chi sta bene da chi sta male. Ma a differenza di quanto successe nel dopoguerra, c'e' anche una scarsa possibilita' di veder migliorare, nel corso della vita, il proprio status''. Non cala il tasso di poverta', che riguarda il 11,1% del totale delle famiglie e circa 7,6milioni di persone. Il disagio e' presente soprattutto al sud (dove quasi il 39% dei nuclei familiari si colloca nelle fasce di reddito piu' basse, contro il 12% del nord), nelle famiglie numerose e in quelle dove ci sono disoccupati e fra gli anziani soli.

E le misure delle privazioni possono essere - sostiene la Caritas - imbarazzanti: nel meridione il 13,5% delle famiglie confessa di non potersi permettere un pasto adeguato ogni due giorni e in generale - in tutto il paese - a non mangiare in modo adeguato e' il 17,5% dei nuclei. Quasi l'11% non puo' riscaldare in modo accettabile la propria casa, il 39% non fa nemmeno una settimana di vacanza all'anno. L'affitto, nelle famiglie a reddito basso, si mangia in media il 30,7% delle entrate. E' su queste classi sociali che dovra' misurarsi il welfare dei prossimi anni.

Lotta alla poverta', promozione del mezzogiorno, garanzia dei livelli essenziali dei servizi e delle prestazioni sociali in tutta Italia, tutela della non autosufficienza, integrazione degli immigrati, accesso all'abitazione: sono queste - secondo don Nozza - le priorita' che devono impegnare parlamento e governo per ridurre la vulnerabilita' nel paese. ''Non puo' esserci - egli ha detto - vero sviluppo senza inclusione e coesione sociale, dunque senza politiche sociali reali ed efficaci. Il welfare dovrebbe essere considerato come fattore di sviluppo, non piu' come costo: occorrono risposte multidimensionali, complesse e integrate, economiche, sociali, sanitarie, previdenziali, fiscali e del lavoro''.

Maggiori informazioni:
www.caritasitaliana.it

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