Istat, una famiglia su sette non arriva a fine mese

Da una parte i dati mostrano come la situazione sia da una parte stazionaria rispetto alla stessa indagine sui redditi realizzata l'anno precedente. Dall'altra, però, spiccano alcune differenze. Anzitutto diminuiscono le famiglie che hanno avuto difficoltà a comprare il cibo necessario almeno una volta, per le spese mediche e per l'acquisto di abiti necessari. Poi risultano più numerose le famiglie con cinque o più componenti, a disagio perchè non riescono a pagare le bollette e sono più vulnerabili di fronte agli imprevisti.
L'allarme di Veltroni. In una giornata politicamente convulsa, braccato dai cronisti, il leader del Pd Walter Veltroni ha commentato: "La notizia che mi ha più preoccupato oggi è il fatto che il 50 per cento delle famiglie italiane vive con meno di 1.900 euro al mese. L'Istat lo ha detto molto chiaramente. Penso sia la prima cosa sulla quale la politica deve riflettere e intervenire. I dati sul Mezzogiorno sono particolarmente gravi: e penso che nella giornata di oggi questa sia la cosa che dovrebbe bussare con maggiore forze alle porte della politica".
Ripreso da La Repubblica
La ricchezza delle famiglie italiane
Riprendo la notizia di un convegno organizzato dalla Banca d'Italia che si è svolto in ottobre a Perugia.
La ricchezza è un importante indicatore del benessere materiale delle famiglie: conoscerne l'ammontare, misurarne gli incrementi nel corso del tempo, valutarne la distribuzione è utile per comprendere la società e la sua evoluzione.
Per una banca centrale, la disponibilità di dati sulla ricchezza consente di approfondire le interazioni tra il comportamento delle famiglie, i mercati finanziari e le principali variabili macroeconomiche, fornendo sostegno alle analisi condotte per lo svolgimento delle varie funzioni istituzionali.
In Italia non sono oggi disponibili stime macroeconomiche sistematiche sulla ricchezza complessiva delle famiglie. La Banca d'Italia, che sul tema dell'analisi dei comportamenti economici delle famiglie ha una lunga tradizione e che già cura la pubblicazione delle componenti finanziarie attive e passive della ricchezza, ha predisposto un progetto di ricerca su questo argomento.
Il convegno si proponeva in primo luogo di sottoporre al vaglio critico degli esperti del settore i metodi impiegati nella produzione delle stime della ricchezza che sono state presentate. Sono inoltre stati illustrati e discussi lavori scientifici sulla ricchezza, che ne hanno analizzato i vari aspetti: dimensione, evoluzione, composizione, distribuzione, origini.
Il dibattito che ha avuto luogo in queste giornate di studio contribuirà ad orientare la prossima produzione periodica delle nuove stime da parte della Banca.
Gli atti di questo convegno (in corso di predisposizione) saranno disponibili esclusivamente in inglese.
Qui è possibile scaricare il programma in formato .pdf
Poveri in Italia: 7,6 milioni secondo la Caritas
L'articolo riportato in questo post è di qualche mese fa, ma credo che sia una lettura utile per riflettere sui temi della ricchezza e dell'abbondanza.
Il tasso di poverta' in Italia non cala ma il nostro Paese non deve rassegnarsi, deve anzi rilanciare il welfare come occasione di sviluppo specialmente nei confronti del Sud dove si sfiorano condizioni drammatiche per il 26,5% della popolazione.
E' quanto ha detto oggi (24 luglio, ndr) mons.Vittorio Nozza presentando alla Camera dei deputati alcune anticipazioni del VII Rapporto su poverta' ed esclusione elaborato con la Fondazione Zancan. Don Nozza ha disegnato una fotografia piuttosto impietosa dell'Italia sotto il profilo della poverta' ma allo stesso tempo ha messo in evidenza come proprio questa situazione di sofferenza deve spingere a nuovi impegni di giustizia non solo la comunita' cristiana, ma l'intera politica e il settore dell'aiuto volontario. Si deve metter a punto ''un'agenda di fiducia in un paese vulnerabile''. E l'Italia lo e' perche' ''non e' il posto dell'uguaglianza e nemmeno quello delle opportunita'. Piu' di altri paesi europei, essa presenta grandi differenze fra chi vive in un discreto benessere, chi tutti i giorni lotta per non oltrepassare la soglia della poverta', chi dentro la poverta' ci sta da tempo e non intravede nulla di nuovo nel futuro.
Il desiderio e l'ambizione di fare il salto sociale, di passare da una condizione all'altra, e' piu' difficile da realizzare da noi che altrove. Il paese Italia - e' la denuncia di don Nozza - appare come un paese vulnerabile, con tante, troppe fragilita': i conti pubblici, un'imbarazzante divergenza tra nord e sud che invece di diminuire aumenta, la tragica carenza di innovazione, ma anche le elevate disuguaglianze sociali ed economiche. Il reddito non e' distribuito in modo equo, si concentra ai vertici ed e' diluito alla base. Quanto a differenze sociali ed economiche peggio di noi, in Europa, sta solo il Portogallo. Spagna, Irlanda, Slovacchia e Grecia garantiscono - anche se di poco - una maggiore uguaglianza, per non parlare di Francia, Germania o dei paesi scandinavi.
C'e' un salto, dunque, che separa chi sta bene da chi sta male. Ma a differenza di quanto successe nel dopoguerra, c'e' anche una scarsa possibilita' di veder migliorare, nel corso della vita, il proprio status''. Non cala il tasso di poverta', che riguarda il 11,1% del totale delle famiglie e circa 7,6milioni di persone. Il disagio e' presente soprattutto al sud (dove quasi il 39% dei nuclei familiari si colloca nelle fasce di reddito piu' basse, contro il 12% del nord), nelle famiglie numerose e in quelle dove ci sono disoccupati e fra gli anziani soli.
E le misure delle privazioni possono essere - sostiene la Caritas - imbarazzanti: nel meridione il 13,5% delle famiglie confessa di non potersi permettere un pasto adeguato ogni due giorni e in generale - in tutto il paese - a non mangiare in modo adeguato e' il 17,5% dei nuclei. Quasi l'11% non puo' riscaldare in modo accettabile la propria casa, il 39% non fa nemmeno una settimana di vacanza all'anno. L'affitto, nelle famiglie a reddito basso, si mangia in media il 30,7% delle entrate. E' su queste classi sociali che dovra' misurarsi il welfare dei prossimi anni.
Lotta alla poverta', promozione del mezzogiorno, garanzia dei livelli essenziali dei servizi e delle prestazioni sociali in tutta Italia, tutela della non autosufficienza, integrazione degli immigrati, accesso all'abitazione: sono queste - secondo don Nozza - le priorita' che devono impegnare parlamento e governo per ridurre la vulnerabilita' nel paese. ''Non puo' esserci - egli ha detto - vero sviluppo senza inclusione e coesione sociale, dunque senza politiche sociali reali ed efficaci. Il welfare dovrebbe essere considerato come fattore di sviluppo, non piu' come costo: occorrono risposte multidimensionali, complesse e integrate, economiche, sociali, sanitarie, previdenziali, fiscali e del lavoro''.
Maggiori informazioni:
www.caritasitaliana.it





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